Teorema Summers
Il teorema Summers è persino elegante nella sua semplicità. Irwin Stelzer l’ha sintetizzato così sul Wall Street Journal di ieri: “E’ tempo di ricostruire le infrastrutture delle quali hanno bisogno le economie di successo e ad alta produttività. I tassi di interesse sono bassi, prendere in prestito per costruire ponti, strade o altre infrastrutture è più a buon mercato che mai. C’è una offerta di lavoro in grande quantità soprattutto nell’industria delle costruzioni".
7 AGO 20

Il teorema Summers è persino elegante nella sua semplicità. Irwin Stelzer l’ha sintetizzato così sul Wall Street Journal di ieri: “E’ tempo di ricostruire le infrastrutture delle quali hanno bisogno le economie di successo e ad alta produttività. I tassi di interesse sono bassi, prendere in prestito per costruire ponti, strade o altre infrastrutture è più a buon mercato che mai. C’è una offerta di lavoro in grande quantità soprattutto nell’industria delle costruzioni. E dare occupazione riduce l’onere sui sistemi di sicurezza sociale senza mettere sotto pressione i salari. Investiamo ora e stimoliamo la crescita negli anni a venire”. Insomma una ricetta keynesiana che più keynesiana non si può. Ma lo stimolo prevalentemente monetario non è bastato per rilanciare lo sviluppo (“Cresci, dannazione, cresci”, titolava l’Economist lo speciale sull’economia mondiale). Quindi ci sono ancora forze e capacità produttive inutilizzate.
Se si spende non per consumi privati, ma per investimenti collettivi, non ci saranno effetti negativi sull’inflazione e sarebbe possibile ridurre le erogazioni assistenziali e aumentare le entrate fiscali. Il presidente Barack Obama ha ospitato ieri alla Casa Bianca un incontro con sindaci, governatori, il segretario ai Trasporti Ray LaHood e persino alcuni ex presidenti per perorare la causa di un rilancio delle infrastrutture, “un punto sul quale entrambi i partiti possono essere d’accordo”, ha dichiarato al termine del meeting. Vecchio conservatore, Stelzer non è certo un prodigo keynesiano. Ma ritiene che il teorema Summers possa funzionare. “Con il suo famoso quoziente di intelligenza e la poca pazienza per gli inferiori mortali”, mentre sta per lasciare l’amministrazione per non perdere il posto ad Harvard, offre una proposta che non vale solo per gli Stati Uniti.
E’ in corso una battaglia globale di pesi massimi: nell’angolo rosso del ring si schierano Obama, il suo (ex) consigliere Summers, Ed Balls (che avrebbe dovuto essere cancelliere ombra dello scacchiere), due Nobel del calibro di Paul Krugman e Joseph Stiglitz. Nell’angolo nero il cancelliere dello Scacchiere John Osborne, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, i leader di Spagna, Grecia e Irlanda e gli economisti di Harvard Alberto Alesina e Silvia Ardagna. Insomma, sviluppisti da una parte e rigoristi dall’altra. Il cittadino medio non sa a chi credere e si regola a seconda degli interessi. E’ opinione comune che l’austerità sia una strada senza alternative, soprattutto in Italia. Eppure, lo stato deplorevole delle infrastrutture è una causa fondamentale del gap produttivo con la Germania o la Francia; c’è un’ampio esercito industriale di riserva e un livello troppo basso di popolazione attiva rispetto ai nostri concorrenti. Quanto al denaro, è ora di spenderlo in attività reali.
“I margini non sono molti – spiega al Foglio l’economista Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze politiche all’Università Cattolica di Milano – Possiamo usare le poche risorse disponibili allo scopo di rafforzare il quarto capitalismo. In sostanza, si tratta di interventi selettivi di due tipi: il primo per far crescere le dimensioni delle imprese e favorire la concentrazione; il secondo per la ricerca, attraverso gli enti e le istituzioni universitarie che la sanno fare”. E le infrastrutture? “Questo è un compito che spetta all’Unione europea”, risponde Quadrio Curzio.
Il teorema Summers, aggiunge l’economista apprezzato e ascoltato nelle stanze del Tesoro italiano, vale più per l’Ue che per gli Stati Uniti. “L’Europa ha i fondamentali economici in ordine, quindi potrebbe realizzare un programma di investimenti a lungo termine, rilanciando la domanda interna, non attraverso consumi che, vista la struttura e l’età della popolazione, non possono dare più di tanto”. Investimenti finanziati non con spesa pubblica diretta, ma sul mercato, lanciando titoli come gli eurobond già proposti da Jacques Delors. “I fondi sovrani sono pieni di liquidità. Anziché investire direttamente nelle imprese, potrebbero partecipare a un fondo europeo per le infrastrutture”, insiste Quadrio Curzio. La riforma del patto di stabilità, così com’è stata proposta finora, “diventa una tagliola terribile se non è accompagnata da politiche di rilancio che non gravino sul debito pubblico”.
Il teorema Summers, aggiunge l’economista apprezzato e ascoltato nelle stanze del Tesoro italiano, vale più per l’Ue che per gli Stati Uniti. “L’Europa ha i fondamentali economici in ordine, quindi potrebbe realizzare un programma di investimenti a lungo termine, rilanciando la domanda interna, non attraverso consumi che, vista la struttura e l’età della popolazione, non possono dare più di tanto”. Investimenti finanziati non con spesa pubblica diretta, ma sul mercato, lanciando titoli come gli eurobond già proposti da Jacques Delors. “I fondi sovrani sono pieni di liquidità. Anziché investire direttamente nelle imprese, potrebbero partecipare a un fondo europeo per le infrastrutture”, insiste Quadrio Curzio. La riforma del patto di stabilità, così com’è stata proposta finora, “diventa una tagliola terribile se non è accompagnata da politiche di rilancio che non gravino sul debito pubblico”.
Debito che va ridotto in assoluto e non solo in Italia, sottolinea l’economista Giacomo Vaciago. “Il mondo è diviso in due: la metà che cresce e quella che ristagna, e a crescere non sono i paesi più indebitati”. Il teorema Summers, dunque, non funziona? “Oggi circola tanto denaro pronto a trovare impieghi fruttuosi. Le grandi opere possono essere finanziate dai privati, non dagli stati. Quanto all’Italia, se non si fanno non dipende dalla mancanza di fondi, ma dai troppi lacci e lacciuoli”. Per questo, Vaciago propone una seria politica dell’offerta e un coraggioso alleggerimento di uno stato ipertrofico e inefficiente. Il dilemma tra rigoristi e sviluppisti, insomma, deve uscire dal ring e la baruffa delle dottrine va pesata sulla bilancia dei fatti.